lunedì, 15 giugno 2009
Dei buoni propositi, del sertao e di altre cose che non c'entrano affatto

Ebbene. Vedo benissimo nei vostri occhi l'insistente, ed a tutt'oggi irrisolta, domanda. (è inutile che tentiate di occultarla dietro gli occhiali, sciocchini, le lenti sono travedibili) (dove avevo letto una disquisizione sul trasparente e il travedibile? mah...)
La domanda, che mi permetto di specificare, è: che fine ha fatto il titolo della settimana? Dove sono i titoli delle millanta settimane scorse??
Ed io mo ve lo dico.
Essi (i titoli) appartengono a libri che non ancora ho letto, benché mi fossi proposto di farlo.

Esplico, enarrando.

L'ultima sera dell'anno passato io dissi ad alta voce: il mio buon proposito per l'anno venturo è di leggere - in  media - un libro a settimana.
A bassa voce, soggiunsi: e di ogni libro letto posterò il titolo sul blog.

Venuto l'anno, il primo dei suoi giorni, mi accinsi alla lettura di un libro: "Grande sertao" di Joao Guimaraes Rosa.
Una manciata di minuti fa, l'ho finito. Ed or ora ve lo posto.




La cosa che non c'entra affatto, e peraltro scrivo ad personam: "inscritto", che tra l'altro, come certo hai già notato, è assai meno fasullo di "tungsteno".
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mercoledì, 16 luglio 2008
I blog hanno notevoli qualità esorcistiche.
Quanto segue l'ho scritto per me, non per voi. Se vi sembra lungo risparmiatevi la fatica.


Davanti al tabellone, nell'atrio, c'è una ragazza che aspetta di veder comparire il suo treno. E' piuttosto anonima, una macchia di tonalità grigia in mezzo a macchie più vivaci che vanno e vengono. Non c'è tanta gente, in stazione.
Mi accorgo d'un tratto dell'uomo che si è avvicinato alla ragazza. Anche lui è piuttosto anonimo. La guarda. Guarda con lei il tabellone e impercettibilmente le si avvicina ancora.
Poi le parla.
E' un uomo piuttosto anonimo ma è sufficiente un "ciao" borbottato perché se ne scoprano ai lati della bocca due canini d'argento.
Lei deve essersi già accorta di lui, lo guarda di sfuggita, non sembra avere gran voglia di fare la sua conoscenza, ma la scortesia non fa parte del suo carattere. Così gli risponde, tornando immediatamente a fissarsi al tabellone.
Per Canini D'Argento è un incoraggiamento sufficiente. A poco a poco lo vedo incalzare la ragazza, le chiede come va, se aspetta il treno, per dove, perché, studia o lavora? La Ragazza Gentile risponde qualcosa, ogni tanto, sempre per quella gentilezza che così male la ripaga incastrandola in una situazione sgradevole. Quando le viene richiesto il nome, si toglie la soddisfazione di mentire spudoratamente, ma Canini D'Argento non lo sa, e non molla. La invita a prendere un caffè. Lei declina, gentile ma ferma.
Il tempo passa, il treno non compare ancora. La Ragazza Gentile pensa ad una via di fuga, ma Canini D'Argento la prende in contropiede chiedendole il numero di telefono. Lei reprime a stento una risata. "Senti un po', Perfetto Sconosciuto Dal Sorriso Poco Rassicurante, ma non li leggi i giornali? Non lo sai come finiscono le ragazze che accettano inviti da perfetti sconosciuti?" Canini D'Argento non ha l'aria di leggere i giornali, o, se li legge, si ferma al fatto che le ragazze accettino.
No, la Ragazza Gentile non ha la minima intenzione di dare il suo numero a chicchessia. Lui è colto da un'idea. - Vuoi che ti dia il mio?
Ha l'aria di farle un favore, ma lei dice di no, ormai più ferma che gentile.
Il treno compare, finalmente.
Con un sospiro di sollievo la Ragazza Gentile lo saluta e fa per andarsene. Lui le porge la mano. "E va bene, se può farti contento." Lui la stringe forte quella mano. "Dannazione alla mia gentilezza" pensa lei. Quando riesce a liberarsi lui le gratta il palmo della mano con l'indice. Lei si rivede la scena del Dottor Lecter e Clarice Starling, e si allontana.
L'esperienza non è stata delle migliori, ma in fondo non è successo nulla. E' quando Canini D'Argento le si affianca nel sottopassaggio che la Ragazza Gentile si preoccupa sul serio. Lui l'ha seguita, e se nell'atrio non girava molta gente, il sottopassaggio è quasi deserto.
La saluta nuovamente, lei continua a camminare verso la scala che la porterà sul binario. "Se mi segue anche lì uno dei due finirà sotto il primo treno che passa" si dice. Ma ha più paura che voglia di scherzare.
Di nuovo lui le porge la mano. Sembra salutarla definitivamente. Che fare? Lei intravede che il binario abbastanza affollato, si rassicura. Gli stringe di nuovo la mano. Lo saluta con l'aria di un addio, i suoi occhi gli dicono vattene.
Inaspettatamente, lui le chiede un bacio.
Un bacio?!
E' tutto talmente ridicolo che lei quasi sorride. Non se ne parla, ma proprio per niente. Il suo rifiuto è inequivocabile. Ma lui la tiene ancora per mano. La stringe, quella mano, con la presa di un mastino napoletano. D'improvviso la tira a sé, ma lei ha i muscoli tesi, resiste. Lo sente mentre lui si strofina addosso la sua mano, sul basso ventre. Poi tutto finisce. Lei si stacca. Sale al binario. Controlla che lui non la segua.
E' all'aria aperta ora.
La Ragazza Gentile si mette accanto ad un controllore, cercando sicurezza nella divisa.
Di Canini D'Argento non c'è più traccia.

Lei si sente meglio, ma si sente male. Lei vorrebbe essere un uomo. L'incredibile Hulk, se possibile. Lei è favorevole all'estinzione volontaria del genere umano.
Lo so che è quasi una bestemmia. Ma come posso biasimarla?
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venerdì, 28 marzo 2008
Camminavo per le strade della città. In mano avevo un piccolo regalo per te. Avevo la certezza che ci saremmo incontrati.
Non c'era un appuntamento, no, e nemmeno un qualche motivo per pensare - ragionevolmente - una cosa simile. Ma c'era quella certezza. E c'era quel piccolo regalo, nella mia mano. Ci saremmo scorti tra la gente, avremmo incrociato gli sguardi, i sorrisi. Ti avrei dato quel regalo e al suono della tua risata avrebbe riso il mio cuore.
Ne ha bisogno, di ridere, il mio cuore.

Ma poi ho guardato in giro, e tu non c'eri.
E quella cosa, nella mia mano, si faceva sempre più pesante, sempre più bruciante, sempre più difficile da spiegare.
E chi potrebbe capire ormai è lontano.

Vorrei chiamarti, ora, subito, e sentire la tua voce sorridente. E sentire la tua voce che sorride a me. Ma il tuo numero non è sotto il tuo nome, ed io non posso ritrovarti.

- - -

Eppure stasera ho trovato un sogno. Una nuova cosa da aggiungere a quelle che vorrei fare da grande. Un sogno regalatomi da un uomo alto e affascinante e da un uomo minuto con movenze da folletto o da demone.
Se solo io volessi diventare grande...
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mercoledì, 12 marzo 2008
Pensavo fosse amore, invece era un telaio

Ci conosciamo da poco. Anzi, si può dire che non ci conosciamo affatto.
Ci siamo studiati per un po'. Ci siamo osservati, pensati, toccati. Abbiamo fatto ricerche e poi abbiamo atteso il momento giusto. E quando finalmente ci abbiamo provato - e ci siamo letteralmente saltati addosso - ci siamo scontrati con la dura realtà. (no, maramaldi, non sto parlando del pavimento)
Così come siamo, tra noi non può funzionare. E il limite è mio. Lui è troppo grande.
Ci siamo guardati a lungo, cosci della situazione. Uno dei due dovrà cambiare per l'altro.
E non sarò io.
L'oscuro oggetto del desiderio se ne sta lì, paziente. L'operazione avverrà al più presto. Un day hospital, non di più. Lui sarà docile. Ma dopo non si lascerà domare facilmente. Sarà una lotta. Una guerra di conquista. E non ci sarà pietà.
Nel frattempo, in silenzio, ci amiamo.
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domenica, 09 marzo 2008
Il titolo della settimana è "Manuale di piccolo circo" di Claudio Madia.

Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente due persone.
Ieri mattina hanno pensato a me.
Ieri mattina mi hanno fatto un favore.
Ieri mattina mi hanno portato l'oscuro oggetto del desiderio.

E' lì, pazientemente in attesa degli strumenti appropriati.
Già lo amo.
E attendo il sole.

E al momento la gioia e la speranza e la fiducia e l'ottimismo e l'autoconsiderazione e la somma di tutte queste cose sono tali che l'attesa è bella.
Può piovere ancora un po'.
Io nel frattempo gongolo.
E mi crogiuolo.

E a voi due ragazzi - sì, proprio voi due, dai che avete capito - vi ringrazio, e vi dico che siete due tesori.
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venerdì, 21 settembre 2007
Ohilà buffoncelli! Da oggi inizia una nuova era per il mio blog, ovverosia sfrutterò il "settimo significato italiano dell'acronimo b.l.o.g. : buoni libri opportunamente giudicati" (Cfr. Dizionario paraetimologico neolinguistico, Classe Indoeuropeo, Sezione Neolatino, Volume Italiano, Termine Blog), ed in questo senso mi pregerò di proporre alla vostra lettura a cadenza settimanale il titolo di un libro. Per far che? - vi chiederete. Quel che vi pare! - vi rispondo.
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venerdì, 20 aprile 2007
Sali.
Sempre più in alto, con calma, con decisione.
Tensione muscolare, slancio.
Respirazione più intensa, ossigenazione.
Sempre più in alto, sempre più cose alle spalle, sempre meno gente intorno.
Sempre meno gente dentro.
Sali.
Sempre più in alto.
Ed ecco. Sei su.
Sopra, al di sopra, più in alto del resto.
Basta poco. Un passo, due.
Guardare.
Non guardare.
Non ha importanza.
Nulla ha più importanza. Basta un po' di coraggio. Ancora un poco.
Quanto coraggio occorre per fare un passo?
La massa d'aria è lì, pronta ad aprirsi al tuo passaggio.
Eppure ti respinge. E' grossa, compatta, granitica.
Non devi pensarci, no.
L'aria si sposterà al tuo passaggio.
Quanto coraggio ci vuole per fare un passo?
Non pensare, non pensare, non pensare, non chiederti, non domandarti, cosa ci sarà là sotto, chi starà passando, cosa diranno, non pensare, non pensare, non pensare, e non ho salutato... ma che senso ha, che senso, che senso, non pensare non pensare non pensare.
E fai quel passo.
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giovedì, 02 marzo 2006

In nome del mio sosia 

 

Avete mai notato come le persone s’assomigliano? Non dico i fratelli o i parenti… nemmeno cani e padroni… io dico, persone senza alcun grado di parentela, che magari non si sono mai viste né conosciute, di età diverse…etc. etc. (salut). Eppure queste si assomigliano, a volte sono perfino uguali! E non sto parlando del fisico, ma dell’atteggiamento: il modo di parlare, di ridere, di muovere le sopracciglia, le espressioni del volto e il modo di gesticolare e di guardare in qua o in là… A volte la somiglianza è soltanto vaga, a volte invece è proprio un’uguaglianza, spesso anche accompagnata da simili caratteristiche fisiche (parlo di caratteristiche generiche, ad esempio la tendenza all’accumulare ciccia o alla magrezza… ora che lo scrivo mi sovviene che sono proprio quelle caratteristiche che spesso in qualche modo si possono associare al carattere…) E così, un sacco di persone che conosco si somigliano tra loro (senza saperlo). Avevo pensato e progettato di stilare un “catalogo dei tipi”, ossia di tutti i tipi di persone, ma l’impresa si presenta alquanto ardua e tempòfaga. Avevo infatti iniziato a stilare una prima lista (mentale), un abbozzo… accorgendomi, arrivato al venticinquesimo tipo, di star facendo l’appello dell’ultima classe scolastica che mi annoverò tra i suoi membri… ripensando alle altre classi trovavo qualche corrispondenza, ma poche, e quindi, solo considerando le persone conosciute in età scolare, mi verrebbe una rubrica telefonica… Forse sarebbe più facile elencare soltanto i “sosia” da me incontrati, con distinzioni tra sosia perfetti e solo somiglianti o vaghi…

 

Il bello della questione è che se io conosco una persona nuova, e la scopro sosia di una mia precedente conoscenza posso già stimare, con approssimazioni ragionevoli variabili da caso a caso, se mi ci troverò bene o meno, arrivando ad ipotizzare empatie anche non superficiali… quantomeno, saprò cogliere meglio i suoi gesti, spie delle sue sensazioni, di tranquillità, agio o disagio, che io (cogliendolo grazie ad un’insospettabile conoscenza del suo carattere, ricordate che ci siamo appena conosciuti) potrò facilmente dissipare facendo il gesto giusto al momento giusto. Bello, no?
apposto da: parresia alle ore 14:42 (ora di Splinder) | Permalink | commenti (5)
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