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martedì, 28 aprile 2009
C'è qualcosa che vorrei dirvi prima di cominciare a parlare.
a gentile richiesta (sì, sì, lo ammetto, anch'io mi crogiuolo della possibilità di usare questa formula, sì, sì, come te, quella volta, già.)
dicevo... a gentile richiesta torno ad appostare il virtualuogo da me creato e recentemente iponutrito.
e mi dispiaccio - ma non troppo - della scarsa mia presenza costì, giacché cose da dire di tant'in tanto ne ho avute (e non le ho dette) e l'idea che qualcuno si scomodi a vedere se ce ne son di nuove mi gonfia come un tacchino americano in novembre.
ovvìa, "fan" mi pare termine financo esagerato, ma ti ringrazio, amico che fuggevolmente ci siam visti l'altra sera, di cotanta espressione.
e vedrò di comparire un po' più spesso.
martedì, 03 febbraio 2009
Mi lascio ipnotizzare dalla mostra, accattivante nonostante la gente che l'affolla. Incasso la delusione di un laboratorio di enigmistica troppo veloce e troppo poco coinvolgente. Poi gioco a calcio telecomandando un robot, segno, e sono felice.
mercoledì, 16 luglio 2008
I blog hanno notevoli qualità esorcistiche.
Quanto segue l'ho scritto per me, non per voi. Se vi sembra lungo risparmiatevi la fatica.
Davanti al tabellone, nell'atrio, c'è una ragazza che aspetta di veder comparire il suo treno. E' piuttosto anonima, una macchia di tonalità grigia in mezzo a macchie più vivaci che vanno e vengono. Non c'è tanta gente, in stazione.
Mi accorgo d'un tratto dell'uomo che si è avvicinato alla ragazza. Anche lui è piuttosto anonimo. La guarda. Guarda con lei il tabellone e impercettibilmente le si avvicina ancora.
Poi le parla.
E' un uomo piuttosto anonimo ma è sufficiente un "ciao" borbottato perché se ne scoprano ai lati della bocca due canini d'argento.
Lei deve essersi già accorta di lui, lo guarda di sfuggita, non sembra avere gran voglia di fare la sua conoscenza, ma la scortesia non fa parte del suo carattere. Così gli risponde, tornando immediatamente a fissarsi al tabellone.
Per Canini D'Argento è un incoraggiamento sufficiente. A poco a poco lo vedo incalzare la ragazza, le chiede come va, se aspetta il treno, per dove, perché, studia o lavora? La Ragazza Gentile risponde qualcosa, ogni tanto, sempre per quella gentilezza che così male la ripaga incastrandola in una situazione sgradevole. Quando le viene richiesto il nome, si toglie la soddisfazione di mentire spudoratamente, ma Canini D'Argento non lo sa, e non molla. La invita a prendere un caffè. Lei declina, gentile ma ferma.
Il tempo passa, il treno non compare ancora. La Ragazza Gentile pensa ad una via di fuga, ma Canini D'Argento la prende in contropiede chiedendole il numero di telefono. Lei reprime a stento una risata. "Senti un po', Perfetto Sconosciuto Dal Sorriso Poco Rassicurante, ma non li leggi i giornali? Non lo sai come finiscono le ragazze che accettano inviti da perfetti sconosciuti?" Canini D'Argento non ha l'aria di leggere i giornali, o, se li legge, si ferma al fatto che le ragazze accettino.
No, la Ragazza Gentile non ha la minima intenzione di dare il suo numero a chicchessia. Lui è colto da un'idea. - Vuoi che ti dia il mio?
Ha l'aria di farle un favore, ma lei dice di no, ormai più ferma che gentile.
Il treno compare, finalmente.
Con un sospiro di sollievo la Ragazza Gentile lo saluta e fa per andarsene. Lui le porge la mano. "E va bene, se può farti contento." Lui la stringe forte quella mano. "Dannazione alla mia gentilezza" pensa lei. Quando riesce a liberarsi lui le gratta il palmo della mano con l'indice. Lei si rivede la scena del Dottor Lecter e Clarice Starling, e si allontana.
L'esperienza non è stata delle migliori, ma in fondo non è successo nulla. E' quando Canini D'Argento le si affianca nel sottopassaggio che la Ragazza Gentile si preoccupa sul serio. Lui l'ha seguita, e se nell'atrio non girava molta gente, il sottopassaggio è quasi deserto.
La saluta nuovamente, lei continua a camminare verso la scala che la porterà sul binario. "Se mi segue anche lì uno dei due finirà sotto il primo treno che passa" si dice. Ma ha più paura che voglia di scherzare.
Di nuovo lui le porge la mano. Sembra salutarla definitivamente. Che fare? Lei intravede che il binario abbastanza affollato, si rassicura. Gli stringe di nuovo la mano. Lo saluta con l'aria di un addio, i suoi occhi gli dicono vattene.
Inaspettatamente, lui le chiede un bacio.
Un bacio?!
E' tutto talmente ridicolo che lei quasi sorride. Non se ne parla, ma proprio per niente. Il suo rifiuto è inequivocabile. Ma lui la tiene ancora per mano. La stringe, quella mano, con la presa di un mastino napoletano. D'improvviso la tira a sé, ma lei ha i muscoli tesi, resiste. Lo sente mentre lui si strofina addosso la sua mano, sul basso ventre. Poi tutto finisce. Lei si stacca. Sale al binario. Controlla che lui non la segua.
E' all'aria aperta ora.
La Ragazza Gentile si mette accanto ad un controllore, cercando sicurezza nella divisa.
Di Canini D'Argento non c'è più traccia.
Lei si sente meglio, ma si sente male. Lei vorrebbe essere un uomo. L'incredibile Hulk, se possibile. Lei è favorevole all'estinzione volontaria del genere umano.
Lo so che è quasi una bestemmia. Ma come posso biasimarla?
martedì, 17 giugno 2008
Immaginate di essere un elefante.
Un vostro amico, tipo un'antilope o una scimmia, o anche un leopardo magari, vi invita nella sua cristalleria per farvi vedere i suoi ultimi preziosissimi acquisti.
Immaginatevi lì, nella cristalleria del vostro amico.
Le distanze tra gli scaffali carichi di oggetti non assomigliano neanche lontanamente alle proporzioni dell'ikea.
E voi siete un elefante.
Se vi muovete, romperete sicuramente qualcosa. Se non vi muovete, rimarrete bloccati per sempre, e morirete lì.
Avendo voi altro da fare nella vita che non imputridire in una cristalleria, optate per il muovervi.
Ve l'ho detto, romperete sicuramente qualcosa. E sarà qualcosa di molto prezioso, non c'è scampo.
E il vostro amico, essendo tale, non si arrabbierà, non dirà assolutamente niente. Forse impallidirà un poco, e il suo sorriso quando vi congederete sarà leggermente tirato. E' un vostro amico.
Immaginate il vostro disagio.
Voi, un elefante, in una cristalleria.
Immaginate lo scettico blu che va in un negozio di vestiti.
(è come se le mie mani, degne figlie del mio nome, fossero delle fontane di inchiostro indelebile blu. tocco i vestiti, giusto per giustificare il fatto di essere lì, e inevitabilmente tutto ciò che sfioro si macchia irreparabilmente. e le commesse restano impassibili, vittime di un incantamento che impedisce loro di sbattermi fuori a calci. come vorrei conoscere il controincantesimo.)
giovedì, 29 maggio 2008
E per la serie grandi autori italiani (altrimenti nota come: autori italiani morti) il titolo della settimana è "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, che all'incirca un anno fa leggevo in piazza beatamente estraniandomi da tutto il resto.
venerdì, 28 marzo 2008
Camminavo per le strade della città. In mano avevo un piccolo regalo per te. Avevo la certezza che ci saremmo incontrati.
Non c'era un appuntamento, no, e nemmeno un qualche motivo per pensare - ragionevolmente - una cosa simile. Ma c'era quella certezza. E c'era quel piccolo regalo, nella mia mano. Ci saremmo scorti tra la gente, avremmo incrociato gli sguardi, i sorrisi. Ti avrei dato quel regalo e al suono della tua risata avrebbe riso il mio cuore.
Ne ha bisogno, di ridere, il mio cuore.
Ma poi ho guardato in giro, e tu non c'eri.
E quella cosa, nella mia mano, si faceva sempre più pesante, sempre più bruciante, sempre più difficile da spiegare.
E chi potrebbe capire ormai è lontano.
Vorrei chiamarti, ora, subito, e sentire la tua voce sorridente. E sentire la tua voce che sorride a me. Ma il tuo numero non è sotto il tuo nome, ed io non posso ritrovarti.
- - -
Eppure stasera ho trovato un sogno. Una nuova cosa da aggiungere a quelle che vorrei fare da grande. Un sogno regalatomi da un uomo alto e affascinante e da un uomo minuto con movenze da folletto o da demone.
Se solo io volessi diventare grande...
martedì, 11 marzo 2008
Ieri c'ho messo almeno mezz'ora a trovare la nonna.
Giravo in mezzo a tutta quella gente aguzzando la vista, ma senza risultati apprezzabili.
Data l'inutilità dei miei sforzi ho chiesto aiuto al nonno.
Lui mi ha fatto l'occhiolino. "Sono una tomba", mi ha risposto.
Chissà se anche da vivo aveva tutta quest'ironia. Magari ci saremmo trovati bene, insieme.
Ho ripreso i miei giri, e alla fine la nonna l'ho trovata.
Se ne stava placida all'ombra di una palma. Non c'era il sole, ma non credo che a lei importasse molto.
Accanto ha un ufficiale. Ma questo al nonno non l'ho detto.
A margine di ciò, dal perimetro dell'intera vicenda, la famiglia Allegri simpaticamente ci ricorda:
ciò che sarete voi
noi siamo adesso
chi si scorda di noi
scorda se stesso
domenica, 09 marzo 2008
Il titolo della settimana è "Manuale di piccolo circo" di Claudio Madia.
Colgo l'occasione per ringraziare pubblicamente due persone.
Ieri mattina hanno pensato a me.
Ieri mattina mi hanno fatto un favore.
Ieri mattina mi hanno portato l'oscuro oggetto del desiderio.
E' lì, pazientemente in attesa degli strumenti appropriati.
Già lo amo.
E attendo il sole.
E al momento la gioia e la speranza e la fiducia e l'ottimismo e l'autoconsiderazione e la somma di tutte queste cose sono tali che l'attesa è bella.
Può piovere ancora un po'.
Io nel frattempo gongolo.
E mi crogiuolo.
E a voi due ragazzi - sì, proprio voi due, dai che avete capito - vi ringrazio, e vi dico che siete due tesori.
mercoledì, 13 febbraio 2008
Attenti a quello che fate. Potreste finire su un blog. O su un necrologio.
Treno. Primo vagone. In attesa della partenza. Il capotreno offre caramelle alle ragazze. (sono solo quattro, neh) (le ragazze)
Al gentile rifiuto di una di queste, seguito da un plateale moto di dispiacimento/disperazione del capotreno, il signor autista del treno lì presente commenta "mai accettare caramelle dagli sconosciuti".
Il collega verde-vestito non se lo fa ripetere due volte: "Capotreno. G****** D'*****. Ora mi conoscete!" Ilarità soffusa delle ragazze. Compiacimento del proprio status. Qua e là coscienza della naturale/artificiosa bellezza.
Durante il viaggio, da coscienzioso controllore qual è, il capotreno si premura di sincerarsi se le ragazze studino come dicono di fare. Si offre di far loro mini-interrogazioni e scuote la testa di fronte alle loro proteste. Si sta al gioco, con condiscendenza maliziosa, resa innocente dalla differenza d'età. La gioventù impone il suo tributo, gli anni che spolverano i baffi di grigio si piegano con galanteria e affettazione.
Nel ritirarsi assume lo sguardo del cavaliere errante salvatore di giovani prigioniere: "Insomma non vi lascio in pace. Eh, no, con me non si studia!"
Smancerie a parte, oggi ho visto con i miei propri occhi una donna zompare su un treno già partito. Per favore, PER FAVORE, evitate di fare queste cose. Perdetelo, qualche treno, piuttosto. Che magari si rivela pure una bella esperienza.
giovedì, 22 novembre 2007
Io trovare una persona disposta a sopportarmi finché morte non ci separi??
Dovrebbe essere un serial killer!