lunedì, 01 dicembre 2008
arrivo alla stazione con fatica. il passo è molto più lento del solito, ma deciso. cammino guardando dritto davanti a me, la mente occupata da quel dolore sordo alla cassa toracica. non posso respirare profondamente, così calibro ogni respiro.
quando finalmente sono sul treno mi lascio cadere nel primo posto vuoto in direzione di marcia. c'è parecchia gente, ogni posto viene presto occupato, ma nessuno resta in piedi.
davanti a me due cinesi, un uomo e una donna, intervallano brani di conversazione a tentativi di dormire. accanto ho un cingalese, anche lui tenta di dormire.
tengo la schiena e la testa saldamente appoggiate allo schienale. chiudo gli occhi. prendo fiato.
"non svenire, non svenire, non svenire..." la gente è occupata a chiacchierare, non si accorgerebbe di me. eppure, l'idea di avere un collasso qui mi terrorizza. non voglio, no. voglio tornare a casa.
chissà che faccia ho. mi guardo le mani. sono bianchissime, un bianco innaturale. richiudo gli occhi.
d'un tratto mi assalgono le lacrime. che accade? le sento lì, battere pesantemente, gonfiarmi gli occhi. no, no, no, devo resistere, non ha senso che mi metta a piangere qui, no! cerco di rilassare ogni muscolo, se stringo le palpebre è finita. le ciglia stanno resistendo virilmente a questo attacco, quando l'occhio destro cede. la lacrima scivola insensata lungo la guancia, gli occhiali la occultano solo per poco.
alzo la mano e con la maggior noncuranza possibile l'asciugo, apro gli occhi, sembra che nessuno se ne sia accorto. i cinesi dormono, nell'altra fila di posti le ragazze rivolte verso di me proseguono la loro conversazione.
recupero un fazzoletto dalla borsa, fingo di soffiarmi il naso e mi asciugo gli occhi.
è solo stanchezza. solo stanchezza. solo stanchezza.
mercoledì, 16 luglio 2008
I blog hanno notevoli qualità esorcistiche.
Quanto segue l'ho scritto per me, non per voi. Se vi sembra lungo risparmiatevi la fatica.
Davanti al tabellone, nell'atrio, c'è una ragazza che aspetta di veder comparire il suo treno. E' piuttosto anonima, una macchia di tonalità grigia in mezzo a macchie più vivaci che vanno e vengono. Non c'è tanta gente, in stazione.
Mi accorgo d'un tratto dell'uomo che si è avvicinato alla ragazza. Anche lui è piuttosto anonimo. La guarda. Guarda con lei il tabellone e impercettibilmente le si avvicina ancora.
Poi le parla.
E' un uomo piuttosto anonimo ma è sufficiente un "ciao" borbottato perché se ne scoprano ai lati della bocca due canini d'argento.
Lei deve essersi già accorta di lui, lo guarda di sfuggita, non sembra avere gran voglia di fare la sua conoscenza, ma la scortesia non fa parte del suo carattere. Così gli risponde, tornando immediatamente a fissarsi al tabellone.
Per Canini D'Argento è un incoraggiamento sufficiente. A poco a poco lo vedo incalzare la ragazza, le chiede come va, se aspetta il treno, per dove, perché, studia o lavora? La Ragazza Gentile risponde qualcosa, ogni tanto, sempre per quella gentilezza che così male la ripaga incastrandola in una situazione sgradevole. Quando le viene richiesto il nome, si toglie la soddisfazione di mentire spudoratamente, ma Canini D'Argento non lo sa, e non molla. La invita a prendere un caffè. Lei declina, gentile ma ferma.
Il tempo passa, il treno non compare ancora. La Ragazza Gentile pensa ad una via di fuga, ma Canini D'Argento la prende in contropiede chiedendole il numero di telefono. Lei reprime a stento una risata. "Senti un po', Perfetto Sconosciuto Dal Sorriso Poco Rassicurante, ma non li leggi i giornali? Non lo sai come finiscono le ragazze che accettano inviti da perfetti sconosciuti?" Canini D'Argento non ha l'aria di leggere i giornali, o, se li legge, si ferma al fatto che le ragazze accettino.
No, la Ragazza Gentile non ha la minima intenzione di dare il suo numero a chicchessia. Lui è colto da un'idea. - Vuoi che ti dia il mio?
Ha l'aria di farle un favore, ma lei dice di no, ormai più ferma che gentile.
Il treno compare, finalmente.
Con un sospiro di sollievo la Ragazza Gentile lo saluta e fa per andarsene. Lui le porge la mano. "E va bene, se può farti contento." Lui la stringe forte quella mano. "Dannazione alla mia gentilezza" pensa lei. Quando riesce a liberarsi lui le gratta il palmo della mano con l'indice. Lei si rivede la scena del Dottor Lecter e Clarice Starling, e si allontana.
L'esperienza non è stata delle migliori, ma in fondo non è successo nulla. E' quando Canini D'Argento le si affianca nel sottopassaggio che la Ragazza Gentile si preoccupa sul serio. Lui l'ha seguita, e se nell'atrio non girava molta gente, il sottopassaggio è quasi deserto.
La saluta nuovamente, lei continua a camminare verso la scala che la porterà sul binario. "Se mi segue anche lì uno dei due finirà sotto il primo treno che passa" si dice. Ma ha più paura che voglia di scherzare.
Di nuovo lui le porge la mano. Sembra salutarla definitivamente. Che fare? Lei intravede che il binario abbastanza affollato, si rassicura. Gli stringe di nuovo la mano. Lo saluta con l'aria di un addio, i suoi occhi gli dicono vattene.
Inaspettatamente, lui le chiede un bacio.
Un bacio?!
E' tutto talmente ridicolo che lei quasi sorride. Non se ne parla, ma proprio per niente. Il suo rifiuto è inequivocabile. Ma lui la tiene ancora per mano. La stringe, quella mano, con la presa di un mastino napoletano. D'improvviso la tira a sé, ma lei ha i muscoli tesi, resiste. Lo sente mentre lui si strofina addosso la sua mano, sul basso ventre. Poi tutto finisce. Lei si stacca. Sale al binario. Controlla che lui non la segua.
E' all'aria aperta ora.
La Ragazza Gentile si mette accanto ad un controllore, cercando sicurezza nella divisa.
Di Canini D'Argento non c'è più traccia.
Lei si sente meglio, ma si sente male. Lei vorrebbe essere un uomo. L'incredibile Hulk, se possibile. Lei è favorevole all'estinzione volontaria del genere umano.
Lo so che è quasi una bestemmia. Ma come posso biasimarla?
mercoledì, 13 febbraio 2008
Attenti a quello che fate. Potreste finire su un blog. O su un necrologio.
Treno. Primo vagone. In attesa della partenza. Il capotreno offre caramelle alle ragazze. (sono solo quattro, neh) (le ragazze)
Al gentile rifiuto di una di queste, seguito da un plateale moto di dispiacimento/disperazione del capotreno, il signor autista del treno lì presente commenta "mai accettare caramelle dagli sconosciuti".
Il collega verde-vestito non se lo fa ripetere due volte: "Capotreno. G****** D'*****. Ora mi conoscete!" Ilarità soffusa delle ragazze. Compiacimento del proprio status. Qua e là coscienza della naturale/artificiosa bellezza.
Durante il viaggio, da coscienzioso controllore qual è, il capotreno si premura di sincerarsi se le ragazze studino come dicono di fare. Si offre di far loro mini-interrogazioni e scuote la testa di fronte alle loro proteste. Si sta al gioco, con condiscendenza maliziosa, resa innocente dalla differenza d'età. La gioventù impone il suo tributo, gli anni che spolverano i baffi di grigio si piegano con galanteria e affettazione.
Nel ritirarsi assume lo sguardo del cavaliere errante salvatore di giovani prigioniere: "Insomma non vi lascio in pace. Eh, no, con me non si studia!"
Smancerie a parte, oggi ho visto con i miei propri occhi una donna zompare su un treno già partito. Per favore, PER FAVORE, evitate di fare queste cose. Perdetelo, qualche treno, piuttosto. Che magari si rivela pure una bella esperienza.